“IL MATTINO” – Federico Vacalebre dedica la pagina degli spettacoli all’OMM Orchestra Multietnica Mediterranea28 ottobre 2012

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Se il futuro è inevitabilmente multikulti, le orchestra multietniche sono un avviso della musica che verrà. Dopo l’Orchestra di Piazza Vittorio, con base a Roma (dove nel frattempo sono nate altre quattro formazioni simili), sono arrivate la Banda di Piazza Caricamento (Genova), Orchestra Terrestre (trieste), la Ritmo Live (Messina), l’Orchestra Multietnica (Arezzo), l’Orchestra di Portapalazzo (Torino)… Secondo il recente focus ospitato dal Mei, l’Italia ha il record europeo del settore, con ben sedici formazioni, in rappresentanza di ventotto nazioni. A Napoli, dopo l’applaudita Brigada Internazionale di Daniele Sepe, è nata l’OMM, Orchestra Multietnica Mediterranea, attesa mercoledì sera (ore 20)  al Teatro Mediterraneo, per un concerto di inaugurazione del “Villaggio della danza” in programma alla Mostra d’Oltremare dall’1 al 4 novembre.
Venti musicisti diretti da Giovanni Guarrera (“ma il ritmo lo danno loro e noi seguiamo, non succede il contrario”), in arrivo dallo Sri-Lanka, la Nigeria, la Bulgaria, l’Albania, il Ghana, la Romania la Muritania, il Burkina Faso. Tra gli italiani ci sono nomi noti come quello della vocalist (“e manager, e autista, e organizzatrice, e addetta alle relazioni esterne e factotum”sottolinea lei con un sorriso contagioso) Romilda Bocchetti,  di Fabrizio Fedele (chitarrista anche negli Osanna), del violinista di origini maltesi Jhonny Grima, di  Gianluca Salerno (Xangò)…
“Il repertorio è quello della musica tipica delle regioni di appartenenza dei nostri musicisti”, racconta la Bocchetti: “Soprattutto africana, ma declinata con una particolare attenzione ai suoni classici: nel circuito delle orchestra multietniche la nostra si segnala per la presenza di un quartetto d’archi”.
Mentre incalzano le prove per l’esibizione di mercoledì, Giovanni, Romilda e quanti sostengono il progetto, totalmente autofinanziato, sopo particolarmente preoccupati per Nyong Inyang, che canta e duona il djembè e a casa sua era un principa, e per Joshua Oijie, anche lui alla voce: “Sono Nigeriani sbarcati a Lampedusa e finora “coperti” dal programma per gli esuli della crisi libica. Quel programma e quel finanziamento si esauriranno a fine anno. Che succederà a loro, e ai due ballerini della Costa d’Avorio che si esibiranno con noi al Mediterraneo?”.
La cantante parla con preoccupazione del futuro dei suoi compagni di suono: “Facciamo tutto da soli, sostenuti dal volontariato e dall’entusiasmo, con due associazioni, Liberi Pensatori e Garibaldi Centouno, a sostenere un progetto di inclusione sociale: i nostri musicisti sono immigrati o esuli, ma anche videomaker e autori. In qualche modo, insieme con loro, riempiamo, sia pur minimamente, il vuoto enorme lasciato dalla mancanza di intermediatori culturali. Spesso banali incomprensioni trascendono in cose ben più gravi e alimentano il razzismo”.
In attesa di sapere quale sarà il futuro del principe Nyong e “degli altri fratelli rifugiati”,  l’OMM fa progetti come se niente potesse fermarla: il 10 novembre si presenterà anche con un Flash Mob a Città della Scienza in occasione della “Giornata mondiale della scienza per la pace e lo sviluppo”. Il 16 novembre si esibirà a Bancarotta, il centro sociale di Bagnoli, continuando a raccogliere fondi e collaborazioni. “Ma la data più folle, insieme incerta e sicura, è quella del 21 marzo, in cui uscirà il nostro primo album. Non abbiamo neanche iniziato a registrarlo, ma vogliamo festeggiare così l’arrivo della primavera. E la determinazione e la passione sono spesso armi superiori a qualsiasi carenza di soldi”, continua la Bocchetti: “Napoli è crocevia di culture diverse che possono esprimersi attraverso il linguaggio plurale ed universale della musica. Non vogliamo occidentalizzare i suoni dei popoli migranti, non vogliamo normalizzarli, non vogliamo essere colonizzatori travestiti di buonismo, ma sentirci ancora una volta città aperta e solidale, scenario di contaminazioni cilturali molteplici che hanno fatto la nostra storia, la nostra cultura, la nostra musica.”

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