“la Repubblica” – Gianni Valentino scrive del concerto di presentazione del primo lavoro della OMM dal titolo “Il Mediterraneo unisce i Continenti che separa” – 27 luglio 2014

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Una melodia si muove tra i continenti con incedere dondolante tra il folk e il reggae, alternando dinamiche ska e frammenti di toaster. S’intitola “Ubuntu” e racconta il desiderio onnipresente di convivenza pacifica delle popolazioni, lasciandosi ispirare dalla filosofia della solidarietà di Nelson Mandela.

Si apre così OMM il primo album omonimo della Orchestra Multietnica Mediterranea che stasera alle 21 sarà in concerto, nel cortile del Maschio Angioino, per una notte del cartellone dell’Estate a Napoli.

L’ensemble – che include musicisti italiani, nigeriani, bulgari, maltesi, rumeni, mauritani, e albanesi, porta sul palco una formazione composa da Romilda Bocchetti (canti e cajon) Giovanni Guarrera (cavaquinho e chitarra classica, nonchè produttore e autore degli arrangiamenti della produzione), Nyong Inyang (djembè e voce), Johnny Grima (violino), Tsvetanka Asatryan (viola), Ermina Kacani (violoncello), Gianluca Xangò Salerno (percussioni), Enzo Petrone (basso), Roberto Natullo (flauto traverso) e Costel Lautaru (fisarmonica) – proporrà in concerto le tracce del disco e alcune cover.

Quest’album d’esordio – puntualizza la cantante Romilda Bocchetti – segna una tappa importante del nostro progetto, che è frutto e sintesi del lavoro compiuto negli ultimi due anni di scambio culturale, frequenti concerti, laboratori, incontri e viaggi in ogni territorio.

Napoli è e può continuare ad essere crocevia di culture diverse che si esprimono all’unisono. L’Orchestra Multietnica Mediterranea è un progetto sociale che persegue la sensibilizzazione su tematiche antirazziste – aggiunge l’interprete – e diventa a tutti gli effetti una avventua umana>>. Basta ascoltare altri brani che completano il CD per percepirne il senso: da “Otà” (tradizionale dello Sri-Lanka) a “My Message” , il primo brano originale scritto dalla OMM, sorta di manifesto della band creato da Inyang appena arrivato a Napoli da Lampedusa; da “Morena me llaman”, episodio sulla diaspora sefardita al ritmo di sonorità arabo/andaluse, a “Kofi”, esempio della tradizione del Ghana. Fino all’epilogo di “Malarazza”, lamentazione siciliana celebre per la versione di Domenico Modugno, che stavolta diventa peròun inno al battito klezmer.

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